Come finisce un matrimonio

Matrimonio finito

La separazione è una realtà piuttosto diffusa nella società odierna e interessa persone delle più diverse età, con le esperienza di coppia più svariate, poichè anche matrimoni di lunga durata sono messi in discussione.

La sofferenza interessa sia colui/colei che sceglie di separarsi sia colui/colei che deve accettare una realtà che non sente sua, che non vuole: entrambi devono ritirare gli “investimenti” affettivi e le aspettative che avevano riposto nell’altro, che davano senso alla vita personale e di coppia.

È un’operazione accompagnata da sentimenti dolorosi di collera, di colpa, di vuoto, di incapacità, di rabbia, di fallimento.

Le richieste di separazione sono avanzate, nella maggior parte dei Paesi, prevalentemente dalle donne. In Italia però sono gli uomini a chiedere più spesso il divorzio, perché si risposano più frequentemente delle donne.

Molti sono i motivi che spingono le persone alla separazione, ma solo in minoranza riguardano situazioni gravi (alcoolismo, violenza fisica, disagio psichiatrico…) o traumatiche (come il tradimento di un partner o una disgrazia). Nella maggioranza dei casi si riscontra che a determinare la separazione è la progressiva perdita di significato del rapporto.

Dietro ad una crisi di coppia possono nascondersi problemi profondi assai diversi tra loro, ma il denominatore comune di molte situazioni è il problema della individuazione, intesa come conquista dell’autonomia personale. Spesso nessuno dei due partner conosce se stesso e sa quello che vuole, fidarsi e confidarsi è difficile, differenziarsi spaventa.

Le fasi della separazione

In genere, entro tre anni dalla separazione, la maggior parte dei separati esce dal periodo di crisi acuta e si assesta in un altro stile di vita.

Solitamente, si distinguono tre fasi della separazione, alle quali corrispondono vissuti psicologici e compiti personali diversi: la decisione, lo stadio legale e la stabilizzazione.

La decisione

La prima fase della separazione è il momento in cui si capisce che il conflitto è sulla relazione globale e su aspetti significativi di essa e non su elementi banali. Si tendono a vedere solamente le negatività del proprio partner, visto sempre più come estraneo e verso il quale si attua un graduale allontanamento psicologico.

Vi è esperienza di solitudine, di delusione, di depressione, di rabbia per il comportamento dell’altro, visto spesso come colui che “non fa niente per salvare il rapporto”.

Il partner che ha subito la decisione di separarsi si troverà “indietro” rispetto all’altro nell’elaborazione del distacco emotivo, per cui tenderà a rinviare, a negare questa realtà, avrà comportamenti ambivalenti (di tenerezza e ostilità), proverà a rifarsi sugli aspetti materiali.

Lo stadio legale

La seconda fase della separazione ufficializza il conflitto, che spesso viene delegato ad altri – per esempio ad un legale – perché non sa trovare quel residuo di capacità comunicative che consentirebbe di gestire insieme questo distacco.

Vi sono denigrazione del coniuge ed esaltazione delle differenze, si attribuiscono a se caratteristiche positive e all’altro solo difetti. Sarebbe invece assai importante che ognuno accettasse la propria parte di responsabilità e andasse a ricercare nella propria soggettività, nonché nel rapporto di coppia, i significati del fallimento relazionale.

La comunicazione ai figli della separazione è il primo terreno di azione di questa capacità collaborativa dei genitori, che devono esprimere tutto nei termini del “noi”. È importante che il bambino non riceva due messaggi diversi dai genitori, perché in tal caso si sente diviso: se si adatta al desiderio dell’uno ha l’idea di “trascurare” l’altra.

La stabilizzazione

L’ultima fase della separazione è caratterizzata dalla ri-progettazione della propria individualità. Centrale è il processo di ricostituzione della propria identità, dal momento che l’interruzione del progetto di vita di coppia l’ha temporaneamente compromessa. Questa fase può associarsi a significativi disturbi emozionali, con ansia, depressione e perdita della sicurezza.

Possono però esserci anche sensazioni di sollievo, di liberazione e di sicurezza per una vita che ricomincia, un senso di pace e di fiducia nel futuro, di scoperta di capacità e autonomie mai sospettate, di vitalità. In questa fase sono importanti gli amici che stanno intorno; se essi vengono a mancare, il senso di insicurezza e di isolamento diventa più consistente.

Nel rapporto con i figli è importante accettare che l’ex partner mantenga relazioni continuative, stabili e intense con loro; va evitata la trappola affettiva di voler essere il genitore unico o il migliore. L’amore per i figli, insomma, non deve essere terreno di contesa tra i due genitori.

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