Gli orti urbani: un fenomeno sempre più interessante

orti in città

Gli orti in città rappresentano un fenomeno sempre più interessante e, soprattutto, sempre più diffuso nel nostro Paese. Anche nelle fabbriche e nelle scuole, sono sempre più numerosi: e se è vero che più del 46% degli italiani ha l’abitudine di coltivare uno spazio verde più o meno grande nel proprio giardino o sul proprio balcone, ecco spiegata la ragione di dati quasi sorprendenti. Uno studio effettuato dal Censis e dalla Coldiretti ha rivelato che una persona su quattro apprezza questa scelta perché permette di mangiare prodotti genuini e alimenti sani; una persona su dieci lo fa per passione, mentre una su venti per risparmiare. Tanti trend si mescolano, quindi, nella volontà di fare riferimento agli orti urbani: da un lato c’è il desiderio di curare l’ambiente in misura più significativa, mentre dall’altro lato c’è la necessità di migliorare la qualità del cibo che si consuma. E se questo è possibile riducendo le spese, perché non approfittarne?

Una particolare declinazione degli orti in città è costituita dagli orti urbani, che sono piccoli appezzamenti di terreno che vengono concessi dalle amministrazioni pubbliche in affidamento gratuito a gruppi di cittadini o associazioni di vario genere: è stato calcolato che, nell’arco di due soli anni, il loro numero è triplicato, con un aumento della superficie complessiva che è passata da un milione e 100mila metri quadri a 3 milioni e 300mila metri quadri.

Un boom vero e proprio, insomma, che è stato agevolato senza dubbio dai bandi dei Comuni, in modo particolare nel Settentrione: l’81% dei capoluoghi di provincia del Nord Italia ha previsto soluzioni di questo tipo. Quando si parla di cittadinanza attiva, insomma, devono essere presi in considerazione anche gli orti urbani, che permettono – tra l’altro – di valorizzare il territorio in modo importante: si tratta di strumenti di politica urbanistica a tutti gli effetti, sottratti al controllo della criminalità o comunque al degrado, oltre che alle costruzioni e alle speculazioni edilizie, per diventare o tornare a essere a disposizione della comunità.

Si può parlare degli orti urbani come di un fenomeno sempre più interessante: i cosiddetti orti senza casa, che non rientrano nella proprietà di chi li coltiva ma sono semplicemente assegnati a loro, hanno conosciuto di recente un successo strepitoso. La storia di questi orti va fatta risalire alla metà dell’Ottocento: nella città tedesca di Lipsia era stato deciso di assegnare e di riservare i cosiddetti kleingarten ai bambini. In Francia, invece, alla fine del XIX secolo sono comparsi i giardini operai, cioè i jardins ouvriers, nati con lo scopo sia di garantire il sostentamento di coloro che avevano la possibilità di coltivarli, ma anche di consentire di trascorrere il tempo libero in modo sano, a contatto con la natura e magari insieme con i propri familiari, lontani da vizi o tentazioni di vario genere.

I vantaggi offerti dagli orti urbani sono, in effetti, molteplici: per le amministrazioni comunali, per esempio, si tratta di un modo di recuperare aree verdi altrimenti lasciate all’incuria. Per il settore pubblico, quindi, non solo si risparmia sulle spese, che sarebbe necessario sostenere per la manutenzione del verde, ma si ha anche una migliore protezione del territorio. In molte località, inoltre, i cittadini che decidono di occuparsi del verde locale possono usufruire di uno sconto sulla tassa dei rifiuti.

Dal punto di vista economico, infine, gli orti urbani meritano di essere presi in considerazione come opportunità di lavoro, anche tenendo conto del fatto che l’agricoltura è uno dei pochi settori in cui non ci sono problemi sul piano della disoccupazione. Le storie virtuose in questo senso potrebbero essere tante, come quella di un ragazzo laureato alla Bocconi che nella periferia di Milano ha dato vita a serre urbane in cui si coltivano mirtilli, lamponi e fragole approfittando dell’energia fotovoltaica, in un’ottica green che più green non si può. E se gli orti arriveranno anche nelle scuole, si avrà a disposizione uno strumento di didattica ecologica da non sottovalutare.

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