Come si pagano le tasse nel Network Marketing

Scrivania con sopra calcolatrice e foglio con conteggio

La tassazione del mondo del network marketing, a prima vista può sembrare un argomento ostico, ma se ci fermiamo un momento a osservare queste poche e semplici nozioni, ci accorgiamo che a differenza di tanti altri settori, la situazione è estremamente semplificata.

Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione, possiamo trovarci di fronte a un’azienda con un codice fiscale italiano oppure ci troviamo nella condizione di collaborare con un’azienda che ha la propria sede all’estero.

Cominciamo con il primo caso, qui la situazione è davvero favorevole per l’incaricato, i compensi percepiti per l’esercizio di questa attività sono soggetti a una ritenuta Irpef del 17,94%, trattenuta alla fonte, per cui non sussiste alcun obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. Sarà la stessa azienda a presentare all’erario la dichiarazione dei sostituti d’imposta modello 770. Tale ritenuta è effettuata a titolo di imposta definitiva, questo significa che non ci saranno ulteriori obblighi fiscali per l’incaricato e l’imponibile non andrà a fare in alcun modo cumulo con altri redditi.

Superati i € 5000 netti di provvigioni annuali, verrà meno il carattere occasionale dell’attività, e sarà necessario aprire un numero di partita Iva, il codice da indicare è solitamente il 47.99.10. L’imposta sul valore aggiunto sarà versata dall’azienda all’incaricato, insieme alle provvigioni nette e sarà compito dell’incaricato versare l’Iva al fisco, con il modello F24 alle singole scadenze. Inoltre diventerà obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata Inps come previsto dalla legge 335/95. L’aliquota da calcolare per i contributi è del 22%, per i soggetti già assicurati da altre forme previdenziali, mentre è del 28,72% per i soggetti privi di un’ altra tutela previdenziale.

Ma anche sotto questo punto di vista ci sono buone notizie per il network, perché 1/3 di tale aliquota è a suo carico, mentre i restanti 2/3 sono a carico dell’azienda. Inoltre il network è sollevato da fastidiosi adempimenti burocratici, in quanto il contributo di sua competenza, pari al 9.57%, sarà trattenuto dall’azienda che provvederà a versarlo direttamente all’Inps.

Veniamo adesso al caso in cui si collabori con un’azienda estera che non abbia un codice fiscale italiano. Dopo aver compreso che tale azienda non è in grado di versare al fisco le imposte, sarà compito dell’incaricato regolarizzare la sua posizione.

Non si potrà usufruire della tassazione agevolata di cui abbiamo appena parlato, ma d’altro canto potremmo andare a conteggiare le spese sostenute. Facciamo l’esempio in cui ,in un anno di attività, abbiamo ottenuto provvigioni pari a 2000€ e abbiamo sostenuto 300€ di spese per acquisto di beni o servizi strumentali per svolgere l’attività. In questo caso l’imponibile su cui andare ad applicare l’aliquota del 23% saranno 1700€. Provvigioni e spese relative dovranno essere indicate nella sezione II del quadro RL del modello unico. Il reddito ottenuto si dovrà poi sommare al quadro RN1, facendo cumulo fiscale con i redditi già ottenuti.

Credo che si evidente che tenere una contabilità dell’attività svolta sia necessario e obbligatorio, in caso di accertamento fiscale dovremo giustificare l’eventuale abbattimento delle spese.

Spenderei anche due parole con i network di puro investimento, tipo Telexfree per intenderci. Attraverso l’analisi del piano marketing, quindi situazione da valutare caso per caso, la fattispecie più congrua consiste nell’indicare i profitti generati, nel quadro RW del modello UNICO.

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