Come funziona il divorzio

Divorzio

Il divorzio è disciplinato in Italia dalla legge del 1° dicembre 1970 n° 898, modificata dalla legge 6 marzo 1987 n° 74.

La “cessazione degli effetti civili del matrimonio” (se celebrato con rito concordatario, vale a dire in Chiesa) o lo “scioglimento del matrimonio” (se celebrato con rito civile in comune) non si verificano automaticamente, ma solo a richiesta. Per la procedura del divorzio è necessaria l’assistenza dell’avvocato.

Nel nostro ordinamento giuridico non vale l’opposizione dell’altro al divorzio (in molti telefilm americani si odono battute del tipo “Non ti concederò mai il divorzio!”), perché, per ottenerlo, basta che esista uno dei requisiti previsti dalla legge.

E tali requisiti sussistono quando:

  • è stata omologata la separazione consensuale oppure è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, i quali hanno vissuto separatamente da almeno tre anni dalla prima comparsa in tribunale (non si può presentare domanda di divorzio se dopo la separazione vi è stata una riconciliazione)
  • c’è stata una separazione di fatto protrattasi ininterrottamente da prima del 18 dicembre 1968
  • l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio oppure ha contratto all’estero un nuovo matrimonio
  • il matrimonio non è stato consumato
  • è passata in giudicato la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso
  • dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza, a reati di vario tipo, tra cui reati che prevedono l’ergastolo, pene detentive per violenza carnale o pene detentive per lesioni personali ai danni di famigliari; il divorzio può essere richiesto anche qualora il coniuge sia stato assolto da tali reati per totale insanità mentale

A seguito dell’inoltro dell’istanza di divorzio (presso il tribunale del luogo di residenza di uno dei due coniugi), i coniugi verranno convocati dal presidente del tribunale che farà un tentativo di riconciliazione.

Rispetto al regime di separazione personale, con la pronuncia del divorzio subentrano i seguenti cambiamenti:

  • la donna perde il cognome del marito (il tribunale può comunque autorizzare la donna a conservare il cognome del marito in aggiunta al proprio)
  • i coniugi perdono la qualità di erede l’uno dell’altro
  • i coniugi possono risposarsi (solo con rito civile, a meno che non si sia ottenuto l’annullamento presso il tribunale ecclesiastico; l’uomo può risposarsi subito, la donna deve attendere 300 giorni per evitare l’incertezza sulla paternità di un eventuale figlio)

Con la sentenza di divorzio, il tribunale dispone l’obbligo a carico di un coniuge di versare all’altro un assegno, se quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può avere reddito per ragioni oggettive.

I criteri per la determinazione dell’assegno sono:

  • condizioni dei coniugi
  • ragioni del divorzio
  • contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione famigliare e alla formazione del loro patrimonio
  • reddito di entrambi
  • durata del matrimonio

Il diritto all’assegno di mantenimento cessa con il passaggio a nuove nozze del beneficiario. Ciò apre una serie di questioni relative alla convivenza senza matrimonio del divorziato e al riconoscimento giuridico di questa situazione.

Pubblicità

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*